giovedì 24 aprile 2008

Something stupid

Sam Spade è un uomo pratico. Vive tra il suo tabacco da arrotolare, dietro una scrivania, dietro una porta a vetri, dietro una targa che lo classifica, prima ancora che come detective, come eroe noir. Humphrey Bogart ha la faccia da sigaretta, passo dopo passo lo crea, l'eroe. Un'occhiata. Un cenno del volto, un paio di parole trascinate. Quel sorriso inconfondibile e l'impermeabile.
Philip Marlowe è un uomo coraggioso. Vive dietro i suoi clichè hard boiled, guarda il ticchettare delle gocce sul vetro, ascolta le immagini di una Los Angeles brumosa come Ouistreham, pensa che quelle facce di Robert Mitchum, di Elliott Gould, di Bogart himself, sono solo facce da bassifondo, come lui insomma, facce da wiskhey on-the-rocks.
Ci sono persone che quando guardano la pioggia lanciarsi sui vetri, si sforzano di bucare la finestra con gli occhi, per cercare in fondo alla via un uomo che si allontana velocemente da un lampione. Sentono una musica, chiara, nitida. Un sassofono struggente, e mi viene solo un esempio fuori tempo massimo per gli hard boiled, Gato Barbieri, e over the hill. E ripensano a quelli che ci sono passati, dal padre nobile John Houston al coro popolo di Robert Altman.
Questo blog è consacrato a un paio di questi raminghi del cinematografo, che quando escono dalla sala non possono fare a meno di parlare di scelte stilistiche, piani sequenza e di citare una trentina di film di rimando o di proposta visione. Che citano Kurosawa, Coppola o preferibilmente De Palma.
Si dividono, e spesso, quando parlano di Altman. Si dividono, e spesso, quando parlano di horror. Si dividono, e spesso, quando parlano di Funny Games. Si dividono, e spesso, quando parlano di James Ivory. Ma per loro due, finalmente un taccuino. Fatto di uno e zero, di transistor e fotoni. Ma tant'è, quando usciranno dal cinema avranno di che ricordare le loro serate.

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