Ci sono dei momenti in cui odio profondamente essere me stesso. Ad esempio quando apro una cartella da 39 Giga e scopro di dover visionare ancora un'ottantina di film che spaziano tra l'espressionismo tedesco, il neorealismo italiano e il trash americano...
E tuttavia alle volte questa fatica viene ripagata, quando tra il pantano della mediocrità il setaccio trattiene finalmente una piccola pepita. E il caso di Bittersweet Life, gioiellino coreano di Kim Jee Woo, gangster movie di classe e dalla raffinata estetica. C'è dentro un pò di tutto a dir il vero, da Tarantino, a De Palma, a Park Chan-Wook e a John Woo; persino un omaggio al buon Fellini. Un mix bizzarro, ma che tranne qualche sporadica caduta nel grottesco risulta eccezionalmente efficace, visivamente ammaliante. Le coreografie sono ottime, realistiche ma eleganti, incorniciate da una fotografia patinata come una copertina di Vogue. Un noir luccicante, laccato di fresco. Oltre al tema principale della vendetta poi, ho particolarmente apprezzato nell'intreccio la piccola ma fondamentale citazione del day-dreaming, quella attività tanto cara a Poe e a me, nella quale si dipingono, nelle pieghe di un attimo, tanti piccoli paesaggi di sogno. Dolci, dolcissimi, e alle volte anche un pò amari.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento